mercoledì 25 maggio 2016

Paccheri o Lasagne? Ovvero come ti trasformo un pacchero in lasagna.



Domenica; di domenica si cucinano cose buone e si dedica più tempo alla cucina, e quando si ha un marito che apprezza particolarmente i piatti fatti in casa, soprattutto a base di carne, è più bello mettersi ai fornelli e creare cose nuove e gustose!

E domenica, appunto, ho ricevuto una richiesta dal mio maritino affamato, amore mi fai le lasagne col tuo sugo di carne buono?
Impossibile dire di no, ma, non appena ho aperto il frigo, mi sono accorta che l'unica pasta fresca che avevo erano dei paccheri e delle trofie ed era troppo tardi per mettersi a fare la pasta in casa; così ho deciso che avrei creato un trucco...un travestimento...
Avrei travestito i paccheri da lasagne!

COME TI TRASFORMO UN PACCHERO IN LASAGNA

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Ingredienti:  

  1 lt di latte fresco intero
  50 g di burro
  50 g di farina 
  noce moscata q.b.
  sale q.b.
  500 g di paccheri freschi
  500 g di ricotta vaccina
  150 g di spinaci lessati e tritati
  1 uovo intero
  1 spicchio di aglio
  2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  ragù di carne fatto in casa 


Preparazione:

Per il ragù potete consultare la mia ricetta qui (http://labruciapadelle.blogspot.it/2011/10/ragu-alla-mia-maniera.html).
Mettete una pentola d'acqua e un pochino di olio evo a bollire sul fuoco e preparate la besciamella; Per prima cosa mettete a scaldare il latte e iniziate preparando la base (roux bianco), mettete il burro in una casseruola e fatelo sciogliere poi versate tutta la farina a pioggia e mescolate energicamente con un mestolino di legno finché non si crea una palla morbida ed omogenea, senza grumi.
Fate cuocere il roux per un paio di minuti; se è necessario schiacciate la palla e ricomponetela girando il composto più volte per sciogliere eventuali grumi.
Trascorsi i due minuti aggiungete a poco a poco, mescolando con una frusta, il latte tiepido e fate cuocere il composto così ottenuto per 5-6 minuti, finché non inizierà a sobbollire e si addenserà leggermente.
Aggiustate di sale e aggiungete la noce moscata grattugiata secondo il vostro gusto. 

Non appena l'acqua nella pentola bolle salatela, buttate i paccheri e fateli cuocere 4-5 minuti poi scolateli delicatamente e disponeteli su un piatto grande allargandoli il più possibile perché freddandosi tenderanno ad appiccicarsi l'uno all'altro.

Accendete il forno a 220°, statico o ventilato è indifferente.

Preparate il ripieno per i paccheri mescolando la ricotta agli spinaci già lessati e tritati, unite l'uovo, aggiustate di sale e aggiungete anche qui una grattatina di noce moscata.

Con la farcia così ottenuta riempite i paccheri uno ad uno, aiutandovi con un cucchiaino, stendete un velo di besciamella sul fondo di una pirofila da forno e disponeteli in fila uno accanto all'altro.
Formate degli strati alternando paccheri, besciamella e ragù e, se volete, tra uno strato e l'altro, potete aggiungere una spolverata di parmigiano.
L'ultimo strato di paccheri ricopritelo con abbondante besciamella e ragù in modo da nascondere completamente il contenuto della pirofila.

Cuocete per una ventina di minuti o almeno finché la superficie risulta ben gratinata.




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Consigli Utili: 

  • L'aggiunta dell'olio evo nella pentola in cui andrete a cuocere i paccheri è fondamentale; questo piccolo trucco vi permetterà di ridurre al minimo il rischio che, una volta scolati e disposti su di un piatto grande, si appiccichino tra di loro.
  • Le dosi classiche della besciamella sono 1:1, ovvero 100 g di burro, 100 g di farina, 1 lt di latte, ma a me serviva una besciamella più liquida in modo da riuscire a terminare la cottura dei paccheri in forno, quindi ho dimezzato le quantità del roux.
  • Piccolo trucco: se non cuocete la pasta prima di assemblare le lasagne (o i paccheri, nel nostro caso)  ma la utilizzate cruda o solo parzialmente precotta versate un pochino di latte agli angoli della pirofila prima di infornarla e, aiutandovi con una forchetta, smuovete un pò gli strati in modo che il latte entri bene dentro. Questo aiuterà la pasta a cuocere meglio.
  •  Io, da buona pigra quale sono, ho usato spinaci già lessati e tritati, ma se siete particolarmente volenterosi potete anche acquistarli freschi, lavarli e pulirli bene e cuocerli da voi; l'importante è che siano ben strizzati e tritati finemente. La farcia deve risultare cremosa e non liquida.
  • In frigo io avevo solo 250 g di ricotta e, ovviamente, non mi è bastata per farcire tutti paccheri, quindi mi sono inventata un escamotage. Ho messo 60-70 g di spinaci nella farcia ed il resto della confezione li ho ripassati in padella con l'aglio e li ho utilizzati per farcire uno dei due strati di paccheri e devo dire la verità..nel bilancio finale del piatto, quel leggero saporino di aglio non ci stava per nulla male!
  • Per la serie "quel che non ammazza, ingrassa", in frigo avevo anche una mozzarella triste e solitaria e così, mossa a compassione, l'ho tagliuzzata finemente e messa sopra l'ultimo strato di ragù e besciamella in modo che si sciogliesse e gratinasse insieme agli altri ingredienti.
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Curiosità:

La besciamella, o sauce à la béchamel, è una salsa di base di origine francese ma utilizzata molto anche in Italia e in Inghilterra, dove viene chiamata Salsa Bianca.
 Il suo inventore fu il marchese di Nointel, Louis de Bechamel, che per primo nel XVII la utilizzò nelle sue ricette.
Il nome besciamella, però, le fu dato solo tempo dopo, da Francois Pierre de la Varenne, che fu il cuoco del Re Luigi XIV e la inserì nel suo libro di ricette " Le Cuisinier François", chiamandola così in onore del suo inventore.
Oggi, ci sono molte autorevoli opinioni che concordano su di una più probabile origine Italiana della besciamella: deriverebbe dalla toscana e sarebbe stata importata in Francia da Caterina de' Medici.


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L'esperimento "come ti trasformo un pacchero in lasagna" è riuscito talmente bene che mio marito si è sbilanciato a tal punto da definire questo piatto più buono delle mie lasagne vere!
Provate anche voi la trasformazione e fatemi sapere.

Buon Appetito!!  
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venerdì 29 aprile 2016

LE RICETTE DEL RICICLO: Il Banana Bread




Io ho sempre pensato che in cucina non si butta via niente e quando cucino qualche ricetta che prevede molti scarti mi pongo sempre la domanda: "e ora? come li riciclo?"
Ovviamente non nella pattumiera...
Così voglio inaugurare, qui sul blog, una serie di ricette impostate sul riciclo creativo degli scarti o degli alimenti che magari passano di maturazione e vanno "reinventati"!

Avevo in frigo 3 banane che si stavano fossilizzando, ecco quindi una ricettina facile facile ma che, come il nero, sta bene su tutto e si può consumare in qualunque momento del giorno: a colazione, dopo pasto o come spuntino pomeridiano.
 

IL BANANA BREAD, O PANE ALLE BANANE.

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Ingredienti:

  3 banane molto mature
  qualche goccia di limone (facoltativo)
  120 g di burro morbido
  120 g di zucchero
  2 uova intere
  200 g di farina
  8 g di lievito per dolci
  burro e farina per la teglia

Preparazione:

Per prima cosa togliete dal frigo il burro in modo che si ammorbidisca, poi schiacciate finemente le banane con una forchetta e aggiungete qualche goccia di limone per non farle annerire.

In una ciotola lavorate il burro con lo zucchero e poi montatelo con le fruste elettriche finchè non diventerà cremoso e chiaro; a questo punto aggiungete le due uova e continuate a montare il composto.

Non vi preoccupate se il composto risulterà granuloso, è la presenza delle banane a renderlo così, quando aggiungerete la farina diventerà tutto più omogeneo e liscio.

Potete accendere il forno e preriscaldarlo a 220°, statico.

Mescolate il lievito alla farina, setacciate tutto e aggiungetelo al composto di uova e banane; continuate a lavorare la crema con le fruste alla massima velocità finché non otterrete una consistenza morbida e liscia.

A questo punto imburrate e infarinate uno stampo da plumcake e versateci dentro il composto, livellandolo bene con una spatola.

Infornate il dolce, abbassate la temperatura a 180° e cuocete per un'ora; prima di spegnere il forno, a fine cottura inserite uno stecchino nel centro del dolce ed accertatevi che sia cotto, se lo stecchino esce asciutto, il dolce è cotto, altrimenti lasciatelo altri minuti in forno, ripetendo il passaggio dello stecchino.

Io l'ho tenuto circa 10 minuti in più rispetto al tempo indicato per la cottura ma mi raccomando, occhio alla doratura, non deve uscire brunito!


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Consigli Utili:

  • Se volete potete aggiungere delle goccie di cioccolato sulla superficie, avendo cura di affondarle leggermente nell'impasto, sennò, come è successo a me, vi rimarranno tutte in superficie.
  • Prima di sformarlo lasciatelo freddare un pochino e poi estraetelo delicatamente; il banana bread è un dolce profumato e fragrante ma rimane sempre leggermente umido all'interno, per la presenza delle banane.
  • Una volta sformato potete gustarlo ancora tiepido oppure, una volta freddo, tagliarlo a fette, ripassarle in un tostapane e spalmarlo di burro...una vera goduria altamente calorica!
  • Tagliato a fette si può anche congelare e consumare al bisogno.

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sabato 23 aprile 2016

Patate golose farcite



Un secondo ricco e gustoso; una commistione di sapori pieni e sapidi che stuzzicano l'appetito ed invogliano a mangiarne sempre di più.
Ecco cosa sono le patate che ho cucinato ieri sera..
Era da tempo che mi frullava in testa una ricetta ma andava perfezionata; mi stuzzicava la fantasia ma era incompleta e non capivo dove.
Poi ieri sera mi sono presa del tempo, ho selezionato tutti gli ingredienti che secondo me si potevano sposare alla perfezione ed ho iniziato a cucinare; ciò che segue è il risultato.

PATATE GOLOSE FARCITE

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Ingredienti:

  6 patate gialle (con la buccia) belle grosse e sode
  olio evo
  sale q.b.
  salame, rigorosamente toscano
  mortadella
  emmenthal
  scamorza affumicata

Preparazione:

Per prima cosa è necessario lavare bene le patate e prepararle per la cottura.
Ne lavoriamo una per volta.
Prendete due regoli di legno di uguale misura, ma vanno bene anche due mestoli che abbiano il gambo dello stesso diametro, metteteli accanto alla patata nel senso della lunghezza e iniziate a tagliare fette di circa mezzo cm di spessore; il regolo, o il mestolino, servono per creare un ostacolo al coltello che, così, non potrà arrivare al fondo della patata, in modo da ottenere alla fine una patata "a fisarmonica", ovvero con tutti i tagli verticali ma comunque intera.

A questo punto è necessario pre cuocere le patate perché i tempi di cottura della patata sono decisamente più lunghi del tempo che serve a far fondere i formaggi e si rischia di avere poi patate perfettamente cotte fuori ma crude dentro.
Una cottura veloce ma omogenea si può ottenere al microonde; basta mettere le patate tagliate in un recipiente, ungerle con un filo d'olio, salarle con un pizzichino di sale, perché i salumi ed i formaggi che andremo ad usare sono già sufficientemente saporiti, e coprirle con un piatto..10-12 minuti alla massima potenza (nel mio 900 watt) e sono pronte per essere riempite.

Accendete il forno a 220°C (ventilato o statico è indifferente)

Il passo successivo è farcire le patate.
Aprite delicatamente con le dita le fette di patata, senza forzare troppo perché potrebbero rompersi alla base, e, aiutandovi con un coltello, infilatevi dentro alternativamente una fetta di salame toscano, mezza fetta di mortadella ed una di emmenthal; continuate così finché non avete farcito tutte le patate.
Dopo aver riempito tutte le patate, grattugiate grossolanamente la scamorza affumucata.
Io ho usato una grattugia a piramide che ha 3 lati e 3 lame diverse, adoperate quella a fori grandi.
A questo punto foderate una placca da forno con carta forno, ungetela leggermente con qualche goccia d'olio evo e adagiatevi sopra le patate, distanziandole bene, passateci sopra un filo d'olio, distribuite uniformemente la scamorza grattugiata sulle patate e infornatele, avendo cura di abbassare il forno a 200°C.

Per la cottura sono andata ad occhio; quando i formaggi sono ben sciolti e hanno fatto la tipica crosticina ambrata, bucate le patate con una forchetta, se sono morbide sono cotte.

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CONSIGLI UTILI:

  • Una curiosità; io sbucciavo sempre le patate, sia per farle al forno che per usarle in ricette sfiziose come questa, poi un mio amico tedesco mi suggerì di lasciarle con la buccia perché risultano più saporite.
  • Una volta, ricordandomi di questo consiglio, le lasciai con la buccia per farle al forno e vennero veramente più saporite!!
  • Così, da allora, le mie ricette che prevedono l'unione di patate e forno includono anche la buccia!
  • Questa è una ricetta golosa, filante e molto saporita; usate pochissimo sale, mi raccomando, perché il salame ne cede molto in cottura e rovinare le patate e farle diventare troppo salate è un attimo.

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A questo punto fatele freddare un attimino prima di servirle e

Buon Appetito!!



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giovedì 21 aprile 2016

Viaggio in un Piccolo Mondo - RECENSIONE

Complice una splendida giornata di sole e la scusa di un viaggio di lavoro in una cittadina di mare, mi sono fermata a mangiare in un ristorante assolutamente particolare; l'hotel ristorante Piccolo Mondo, a Follonica.
L'hotel colpisce subito ed incuriosisce i visitatori perché è una costruzione in mezzo al mare, sorretta da palafitte.
La sua storia inizia nel 1962 quando l'imprenditore follonichese Aladino Passini decide di trasformare in albergo-ristorante un pontile che, fino alla seconda guerra mondiale, era servito da attracco per le navi che trasportavano il materiale di lavorazione per le fonderie dell'Ilva, regie fonderie leopoldine ottocentesche, che producevano elementi in ghisa.

L'esterno dell'hotel è in puro stile anni 60 e purtroppo è rimasto tale da allora senza rinnovarsi granché, ma l'interno lascia stupiti per l'eleganza delle apparecchiature e del gusto raffinato con cui è arredato; il bianco delle tovaglie, contrapposto al grigio dei vestisedia, i bicchieri di cristallo, le posate d'argento e la bellissima luce naturale che pervade tutta la sala catturano subito l'attenzione e non la lasciano andare.








Entrando ci ha accolti il maitre Antonio Madormo, figura storica del ristorante, che ci ha fatti accomodare in un tavolo vicino alle grandi finestre che affacciano sull'acqua; è stata una bella emozione mangiare con le onde del mare che passavano sotto di noi e riflettevano i raggi di quella splendida giornata di primavera.
Antonio stesso ci ha seguiti e consigliato i piatti da ordinare e quindi, facendoci guidare da lui, abbiamo ordinato una fantasia di mare come antipasto, una linguina allo scoglio ed un tortello di pesce in salsa all'astice come primo e l'immancabile sorbetto al limone per chiudere il pranzo.

Una piccola entrèe composta da un pacchero ripieno di mozzarella e ricotta, impanato e fritto ed adagiato su uno specchio di pomarola al basilico e servito in un piccolissimo cappello del prete, ci ha subito predisposto bene.

L'antipasto era una bellissima tavolozza di colori e profumi, composta da un crostino all'amalfitana con acciuga fresca appena scottata e pomodoro fresco, carpaccio di polpo e rucola, spiedino di salmone marinato agli agrumi con salsa d'arancio, insalata di mare tiepida, barchetta con salsa rosa e gamberetti e con crema di spigola e olive nere.


La  barchetta di spigola era molto delicata ma un pochino insipida mentre quella con salsa rosa e gamberetti buona ma decisamente demodè..
Il crostino all'amalfitana sapeva di mare con la sua acciuga fresca che si scioglieva in bocca; davvero buono, come buoni sono stati l'insalata di mare e il carpaccio di polpo.
Menzione a parte va dedicata al salmone agli agrumi con salsa d'arancio; tenero, saporito, perfetto equilibrio tra l'aspro, a fatica accennato, della marinatura, il dolce della salsa all'arancio e il retro gusto affumicato del salmone..fantastico! veramente buono, ne avrei mangiato una porzione intera!

Poi sono arrivati i primi.
Le linguine allo scoglio erano servite in un cappello del prete bianco decorato con prezzemolo tritato, ricche di pesce fresco di giornata che stuzzicava l'occhio e l'appetito.
Buonissime, la pasta cotta alla perfezione e i gamberoni si scioglievano in bocca, unica pecca, leggermente troppo salate.
Porzione giusta, presentazione semplice, essenziale ed elegante.


I tortelli all'astice, con un delicato ripieno a base di astice, spigola e aragosta, erano conditi con una salsa rosa fatta con pomodoro e panna e un trito di polpa di astice.
Buoni e saporiti, nonostante il ripieno estremamente delicato, cotti al punto giusto e porzione decisamente abbondante; l'unica pecca la presentazione...non così elegante rispetto allo standard curato e ricercato del ristorante.


Il pranzo si è chiuso con un sorbetto al limone fatto a regola d'arte, con acqua, succo di limoni freschi e limoncello (che a volte il barman sostituisce con la vodka).
Delizioso, fresco, leggero nonostante la presenza del liquore, e molto aromatico con quel vago retrogusto amarognolo che ripulisce la bocca a fine pasto.

Tirando le somme, il pranzo è stato ottimo, la cura dei piatti e la qualità dei cibi rendono onore allo chef Paolo Di Tonto, il maitre, professionale e competente, ci ha coccolati e guidati per mano in questo viaggio tra cibo e mare, e un luogo bello, curato ed elegante, ha fatto da cornice ad una perfetta giornata di sole.


Per le fonti e le foto di esterno ed arredo interno si ringraziano l'hotel ed il sito http://www.piccolomondohotel.it/
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lunedì 18 aprile 2016

Voglia di chips, ma non di patate..




Voglia di chips ma non delle solite patatine fritte, magari pure confezionate e un pò untine?
La risposta è semplice; facciamoci le chips in casa, e non solo di patate.
Lasciatevi stupire dalla moltitudine di ingredienti che la natura ci offre per creare le nostre chips e sbizzarritevi a farne di diverse, tutte colorate, saporite e sane!
Negli ultimi tempi vanno molto di moda le chips di mele, ma non sono le uniche; barbabietole, carote, sedano rapa, vari tipi di cavolo, sono solo alcuni degli ingredienti che voi potete trasformare in chips croccanti e soprattutto salutari.
Molto molto buone, sapide e sfiziose sono le chips di cavolo nero, facili da preparare ma purtroppo solo in un solo periodo dell'anno, ed io, da buona toscana DOC, non potevo esimermi dal cucinarle.

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PROPRIETA' DEL CAVOLO NERO

Il cavolo nero, usato tantissimo nella cucina contadina toscana e principe della Ribollita, è un ortaggio che cresce forte e vigoroso sfidando il freddo inverno e che, anzi, sprigiona maggiormente tutte le sue proprietà salutari proprio se esposto alle gelate tipiche degli inverni molto rigidi.
In toscana, la mia terra, tra i vecchi c'é l'usanza di dire che se gela il cavolo nero, si fa la ribollita!
Questo bellissimo ortaggio dal colore verde cupo e scurissimo, da qui l'aggettivo "nero", è uno scrigno di preziosissime sostanze antiossidanti, antivirali, antitumorali e decongestionanti dei tessuti infiammati; un vero e proprio depurativo e protettore cellulare.
E' ricchissimo di sali minerali e di vitamine, soprattutto la C, e per questo elemento ideale per proteggersi dalle tipiche malattie invernali.
Addirittura il cavolo nero, tradizionalmente, veniva usato anche per curare distorsioni, botte e infiammazioni osteoarticolari; bastava pestarlo leggermente affinchè cedesse un pochino del suo succo, poi messo all'interno di un bendaggio e lasciato agire per qualche giorno.

RICETTA DELLE CHIPS DI CAVOLO NERO

La preparazione è semplicissima; basta privare le foglie della costola centrale più dura, condirle con un pochino di sale e qualche goccia d'olio buono, ovviamente extra vergine d'oliva, massaggiarle bene bene in modo che l'olio (mi raccomando, poco!) si distribuisca uniformemente sulle foglie e procedere all'essiccazione.

Il processo di essiccazione è fondamentale per mantenere inalterate le proprietà organolettiche preziose del cavolo e andrebbe fatto con un essiccatore, ma se non ne avete uno a disposizione potete anche usare il forno, mettendo le chips in una teglia, foderata di carta forno, impostando la temperatura minima e lasciando asciugare per circa 24 ore le foglie del cavolo finché non diventano nere e croccantine.

E dopo questo lungo tempo di riposo, uno snack sfizioso, saporito ma soprattutto sano, è pronto per essere gustato.
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Schiaccia (dolce) con lo strutto



E' arrivata la primavera e con lei anche le belle giornate calde di sole che invitano volentieri a fare gite domenicali fuori porta o pic nic in campagna.
Io sono nata al mare quindi i miei pic nic primaverili (ma anche quelli autunnali e, perchè no, invernali) erano rigorosamente sulla spiaggia.

Che ricordi..la sabbia- fresca perché non ancora scaldata dai caldi raggi estivi- che si infila in mezzo alle dita dei piedi nudi, il lieve vento primaverile che scompiglia i capelli, la brezza marina, così carica di sale da poterlo sentire tranquillamente sulle labbra e il silenzio rotto solo dal rumore della risacca delle onde che morbidamente si dissolvono sul bagnasciuga..
Quanto mi manca il mare! e ora che la mia casa è la città, mi manca ancora di più.
Però il ricordo dei pic nic primaverili mi rimanda indietro con la memoria a quando ero poco più che adolescente e mia nonna, a pasqua, cucinava sempre un dolce, che poi era solita riproporre anche quando, in primavera, decidevamo con gli amici di andare a mangiare in spiaggia la domenica, per goderci i primi raggi di sole e il mare non ancora affollato di turisti chiassosi.
Questo dolce era la schiaccia di pasqua, o schiaccia con lo strutto; un dolce secco, rustico, tagliato a quadrotti grossolani, perfetto per essere trasportato in spiaggia dentro ad uno zaino.
Ovviamente io porto avanti le tradizioni della mia famiglia, e quindi eccoci arrivati in primavera, in tempo di pic nic...e di schiaccia con lo strutto!


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Ingredienti:

  4 uova (meglio se bio o allevate all'aperto)
  400 g di zucchero
  300 g di strutto morbido, a temperatura ambiente
  1 bustina di lievito per dolci
  farina quanta ne prende
  un pugnetto di zucchero per guarnire

Preparazione:

Togliete dal frigo lo strutto, in modo che si ammorbidisca per bene; Nel frattempo rompete le uova (intere) in un recipiente capiente, aggiungete lo zucchero e montate con le fruste alla velocità massima finché non otterrete un composto spumoso, chiaro e bello gonfio, dopodiché aggiungete lo strutto poco per volta e continuate a lavorare il composto a bassa velocità fino a quando lo strutto non sarà assorbito tutto.

Setacciate la farina, mescolateci il lievito ed iniziate ad aggiungerla poco per volta e via via verificate la consistenza dell'impasto; quando sentite che le fruste iniziano a fare fatica è arrivato il momento di tirare fuori la spianatoia ed iniziare a lavorare di braccia.

Io uso tutt'oggi una spianatoia che era della mia bisnonna...ne ha viste delle belle lei, e ci vengono dei dolci favolosi!

Impastate energicamente a mano e continuate ad aggiungere farina finché la pasta non risulta compatta e soda, ma elastica.

Lasciate riposare l'impasto in frigo per una decina di minuti, nel frattempo preriscaldate il forno; statico a 180°, poi prendete una teglia rettangolare, foderatela con la carta forno (io ho scelto di non imburrare ed infarinare la teglia, c'è già sufficiente quantità di grassi in questa ricetta) e stendete la pasta con un piccolo mattarello o con le dita.

Spolverizzate la superficie con dello zucchero semolato.

Infornate la vostra creaturina e attendete pazientemente finché la superficie sarà bella dorata.

Una volta cotta toglietela dal forno, aspettate 5 minuti e tagliatela a quadrotti e aspettate che si freddi completamente; solo da fredda la schiaccia acquista la sua croccantezza e friabilità tipica.


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Consigli Utili:

  • Non è una pasta frolla, che va lavorata pochissimo, questa pasta potete lavorarla e coccolarla un pochino di più, ma comunque non quanto lavorereste, ad esempio, un impasto del pane; deve risultare compatta e non appiccicarsi alle mani, a quel punto è pronta.
  • Attenzione, lo zucchero non deve scurirsi o bruciare quindi prestate attenzione alle tempistiche; la mia schiaccia ha impiegato circa 20 minuti a cuocere ma questo dipende dal vostro forno e dal feeling che avete con lui!
  • Mia mamma, quando prepara la schiaccia di pasqua, mette sopra alla pasta, insieme allo zucchero, dei fiocchetti di burro in modo che, una volta in forno, si sciolga e caramelli lo zucchero sulla superficie; io ho preferito attenermi alla ricetta originale scritta di suo pugno da mia nonna.

Questa è una ricetta molto semplice ma che vi darà delle soddisfazioni; gustatevi la sua fragranza e ascoltate il rumore della sua croccantezza, è bello mangiare con tutti e cinque i sensi!

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domenica 6 marzo 2016

Guacamole Onion Rings



Quando capita che si ha voglia di schifezzine, che si fa?
Io mi metto a friggere…
E quindi ecco qua la mia schifezzina di ieri sera.

Ingredienti:
3 avocados maturi
1 spicchio d’aglio
1 cipolla (rossa o bianca non fa differenza)
1/2 limone (o lime)
1 spolverata di paprika
1 pomodoro rosso maturo
1 pizzico di sale
2 uova intere
farina q.b.
pangrattato q.b.
olio per friggere

Preparazione:
La ricetta prevede una guacamole piuttosto rustica e grossolana, a differenza della tipica salsa messicana, liscia ed omogenea, che tutti conosciamo; quindi sbucciate gli avocados, privateli del nocciolo e tagliateli a pezzi dentro ad una terrina e schiacciateli con una forchetta fino ad ottenere una purea grossolana; l’avocado, quando è maturo è molto morbido e burroso, quindi si schiaccia molto facilmente.
Dopodichè tagliate a cubetti (mi raccomando..microscopici) il pomodoro ed aggiungerlo alla purea di avocado, aggiungere poi l’aglio sminuzzato finemente, la paprika ed aggiustate di sale.
Prendete una bella cipolla e tagliatelaa fette alte, nel verso della pancia, in modo da ottenere degli anelli alti almeno mezzo centimetro, foderate una teglia di carta forno, adagiatevi gli anelli di cipolla, armatevi di cucchiaino e con fare certosino riempite gli anelli con il vostro guacamole tentando di livellare bene il ripieno non oltre l’altezza dell’anello di cipolla, in modo da ottenere dei dischi compatti.
Mettete in freezer a solidificare per almeno 45 minuti.
Il passaggio in freezer è fondamentale perchè quando andate a friggerli e dovrete creare la panatura, se il ripieno di guacamole è ancora morbido, farete un disastro (come ho fatto io..)!
Mentre i guacamole onion rings si solidificano, voi potreste usare quaesto tempo per meditare e riflettere su come potrete smaltire il frittino che vi state per pappare..
Passato, dunque, il tempo di riposo dei guacamole onion rings in freezer,e dopo aver meditato profondamente sul senso della vita, siete pronti per friggere!
Mettete sul fuoco una padella capiente e dai bordi alti e versate l’olio per friggere (deve essere alto almeno la metà dell’altezza della padella) e fatelo scaldare bene, sbattete le due uova in una terrina, preparate due piattini in cui metterete in uno la farina e nell’altro il pangrattato, e sistemateli l’uno accanto all’altro; io vi consiglio di mettere, in ordine, prima il piattino con la farina, poi la terrina l’uovo ed infine il piattino con il pangrattato, ed iniziate passando gli anelli prima nella farina, poi nell’uovo, poi nel pangrattato, poi di nuovo nell’uovo ed infine di nuovo nel pangrattato.
Il doppio passaggio uovo-pangrattato è importante per creare una crosta bella dura che conterrà bene il ripieno morbido di guacamole.

Una volta fatta la panatura potete tuffare allegramente i vostri guacamole onion rings nell’olio bollente (mi raccomando, pochi alla volta), facendo molta attenzione alla doratura, che non deve essere troppo scura…come i miei, che si sono fatti troppe lampade abbronzanti!
Quando sono pronti, raccoglieteli con il ragno e metteteli a sgocciolare l’olio in eccesso sulla carta assorbente; poi serviteli su un piatto aggiungendo una spruzzata di limone ed un pizzico di sale.




Io consiglio di accompagnarli con della maionese, magari aromatizzata con dell’erba cipollina fresca, o con altre salsine fresche, tipo la tzaziki (che è greca, lo so, ma secondo me ci sta da Dio..), e completare il tutto con un bel bicchierone di limonata ghiacciata o, se siete in vena di far festa, con un bel mojito fresco!
A questo punto, smettete di meditare ed iniziate a mangiare!

Buon Appetito!!
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